Il giardino della semplicità

di Duane Elgin

tradotto da semplicità volontaria.wordpress.com

Quella di uno stile di vita semplice non è un’idea nuova. Questa filosofia ha anzi radici storiche profonde, e trova espressione in tutte le antiche tradizioni di saggezza. Oltre due mila anni fa, mentre i pre-cristiani affermavano “non darmi povertà né ricchezza” (Proverbi 30:8) e i taoisti affermavano che “solo colui che sa di avere abbastanza è realmente ricco” (Lao Tzu), Platone e Aristotele proclamavano l’importanza di un “giusto mezzo” indicando un sentiero ideale tra l’eccesso e la scarsità ed il buddismo incoraggiava una “via di mezzo” tra la povertà e l’accumulazione irragionevole. E’ chiaro che la semplicità non è una recente invenzione. Sono però nuove, e in radicale cambiamento, le condizioni ecologiche, sociali e psico-spirituali nelle quali vive l’uomo moderno.

 

La spinta verso una semplificazione degli stili di vita è stata chiaramente suggerita nel 1992 quando oltre 1600 dei più stimati scienziati, compresi la maggioranza dei premi Nobel viventi, hanno sottoscritto un “Avvertimento all’umanità” senza precedenti. In questa storica dichiarazione, essi hanno scritto che “gli esseri umani e il mondo naturale sono su una rotta di collisione… questa situazione può alterare il pianeta su cui viviamo in maniera tale da rendere la vita come la conosciamo oggi impossibile”. La loro conclusione è stata che, “se si vuole evitare una vasta miseria e la rovina irrimediabile della nostra casa globale, è necessario rivedere il modo in cui ci curiamo della terra e della vita”.

 

Circa un decennio dopo 100 vincitori del Nobel hanno affermato che “il pericolo maggiore alla pacifica convivenza negli anni a venire è costituito non tanto dagli atti “irrazionali” degli stati o degli individui quanto dalla soddisfazione dei bisogni legittimi da parte di coloro che oggi non possiedono nulla”. Oltre a questi due avvertimenti sottoscritti dai più importanti scienziati, sono molte le questioni (dal riscaldamento globale all’esaurimento di risorse chiave come acqua e petrolio, all’aumento della popolazione ed alla crescita del divario tra ricchi e poveri) che indicano la possibilità di una grave crisi in grado di sconvolgere il sistema già entro la nostra generazione. Se riusciremo a salvarci, facendo allo stesso tempo un vero passo in avanti nella nostra evoluzione, sarà necessariamente anche attraverso uno stile di vita più semplice, sostenibile, ed allo stesso tempo soddisfacente.

 

Anche se gli argomenti che auspicano uno stile di vita più semplice sono forti, le spinte a favore dell’attuale stile di vita sembrano ugualmente consistenti. Molte persone, infatti, non accettano di adottare uno stile di vita più semplice perché esso appare loro come un sacrificio; al contrario, essi continuano a cercare la soddisfazione attraverso le nuove risorse che la società stressante e ossessiva dal consumo gli offre. Tutto ciò benché, per fare un esempio, nonostante il reddito medio reale dei cittadini statunitensi di oggi sia il doppio di quello dei connazionali della scorsa generazione, la percentuale di coloro che si dichiarano “felici” non sia cambiata affatto (sempre un terzo dei cittadini), mentre il tasso di divorzio è raddoppiato e i suicidi tra teen-agers triplicati.

 

Un’intera generazione ha assaggiato i frutti della “società affluente” scoprendo che il denaro non garantisce la felicità. Cercando la propria strada alla felicità, però, milioni di persone non solo hanno “fatto un passo indietro” rifiutando lo stile di vita diffuso ma hanno “fatto un passo avanti” approdando a uno stile di vita che, benché materialmente più modesto, rivela la ricchezza della famiglia, dell’amicizia, della creatività e di un senso di comunione spirituale con l’universo.

In risposta alle spinte ed ai problemi posti dalle condizioni attuali, negli Stati Uniti e in almeno una dozzina di altre nazioni “postmoderne”, questa nuova tendenza volta a stili di vita più semplici ha trovato sempre più spazio arrivando a coinvolgere, dai pochi pionieri degli anni ’60, un ruolo rilevante nella cultura mainstream del primo ventunesimo secolo. Oggi anche le riviste patinate pubblicizzano la “vita semplice” dalle edicole di tutti gli Stati Uniti ed anche i maggiori talk show televisivi trovano il tema del “simple living” interessante dedicandovi attenzione. I sondaggi mostrano che esiste una subcultura consistente, che coinvolge secondo stime prudenti il 10% della popolazione, che sta sperimentando stili di vita che sono materialmente ed ecologicamente più sostenibili e che allo stesso tempo si rivelano spiritualmente più soddisfacenti.

 

L’universo degli stili di vita semplici è complesso. Molte forme di semplicità volontaria stanno sbocciando come risposta alle sfide ed alle opportunità che la nostra epoca ci sottopone. Voglio provare a fornire un’immagine il più possibile realistica di questo “giardino della semplicità” elencando dieci approcci. Anche se ci sono molti tratti comuni, ognuna di queste sfumature mi sempre sufficientemente significativa da meritare una categoria separata. In modo da non fare favoritismi di sorta, li ho “etichettati” e ho deciso di elencarli in ordine alfabetico. 

 

Semplicità commerciale (commercial simplicity): Semplicità significa riconoscere che esiste un mercato fiorente per quanto riguarda i prodotti sani e sostenibili ed i servizi compatibili con questa filosofia, dall’edilizia eco-compatibile al solare al biologico. La necessità di una maggior eco-compatibilità delle strutture e del sistema che andrà favorita nelle nazioni in via di sviluppo, ed allo stesso tempo la necessità di ridisegnare in chiave eco-compatibile le città, i posti di lavoro ed i trasporti nel cosiddetto mondo sviluppato, mostra chiaramente come anche le attività economiche per espandersi dovranno adottare la loro filosofia alla sostenibilità ed ai principi ecologici.

 

Semplicità ecologica (ecological simplicity): Semplicità significa adottare uno stile di vita che influisca il meno possibile sull’equilibrio del pianeta riducendo la nostra “impronta ecologica”. La semplicità ecologica apprezza una profonda interconnessione con la rete dei viventi ed è allarmata dalle minacce al suo benessere come ad esempio il riscaldamento globale, l’estinzione di molte specie o la riduzione delle risorse naturali. Essa promuove pratiche economiche che mettano al centro il valore degli ecosistemi e della salute delle persone in prospettiva di un’economia produttiva, dal locale al globale.

 

Semplicità economica (frugal simplicity): Semplicità significa tagliare tutte le spese superflue attraverso una gestione attenta delle nostre finanze personali volta all’indipendenza economica. La frugalità, e un’oculata gestione delle risorse, ci permettono di diventare economicamente liberi ed allo stesso tempo ci invitano a seguire un percorso di vita veramente nostro. Vivere consumando di meno diminuisce anche il nostro impatto sul pianeta, e libera più risorse a favore di coloro che non hanno nemmeno il necessario.

 

Semplicità empatica (compassionate simplicity): Semplicità significa riscoprire un senso di affinità con gli altri, che porta a scegliere di vivere semplicemente con gli altri. La semplicità empatica ci porta a sentire il legame con la “comunità della vita” ed a intraprendere un percorso di riconciliazione con le altre specie, con le future generazioni, con gli indigenti o con coloro i quali non hanno le nostre stesse opportunità. La semplicità empatica è un percorso di cooperazione e lealtà che auspica un futuro in cui si persegua uno sviluppo comune e armonico.

 

Semplicità esistenzialista (choiceful simplicity): Semplicità significa scegliere il nostro sentiero attraverso la vita in maniera conscia, volontaria e responsabile. In quanto percorso che pone l’enfasi sulla libertà, questo approccio alla semplicità invita a concentrare l’attenzione, a scavare in profondità e a non lasciarsi distrarre dalla “cultura del consumo”. Essa significa anche organizzare coscientemente le nostre vite in modo da dare al mondo l’essenza di noi stessi. Come disse Emerson, “l’unico vero regalo è una parte di te stesso”.

 

Semplicità estetica (elegant simplicity): Semplicità significa mettere in pratica attraverso il nostro stile di vita un preciso canone estetico e un “ideale artistico”. Come disse Gandhi, “la mia vita è il mio messaggio”. In questo spirito, la semplicità estetica è un gusto sobrio e non artificiale che si oppone agli eccessi del consumismo. Suggestionata da vari influssi che spaziano dallo Zen ai quaccheri, essa celebra i materiali naturali e le espressioni pulite e funzionali come se ne trovano nell’artigianato e in molti manufatti provenienti da queste comunità.

 

Semplicità liberatrice (uncluttered simplicity): Semplicità significa prendersi cura di una vita troppo occupata, stressata ed allo stesso tempo frammentata. La semplicità liberatrice favorisce la liberazione dalle distrazioni banali, sia materiali che immateriali, focalizzandosi su ciò che è veramente essenziale – qualsiasi cosa possa essere nella vita unica di ciascun individuo liberato. Come disse Thoreu, “la nostra vita si spreca nei dettagli… semplifica, semplifica”. O, come scrisse Platone, “Per cercare la propria strada, bisogna prima semplificare i meccanismi della vita quotidiana”.

 

Semplicità naturista (natural simplicity): Semplicità significa ricordare le nostre radici profonde che sono collocate nel mondo naturale. Significa sperimentare i nostri legami con l’ecosistema dei viventi nel quale siamo immersi ed equilibrare lo spazio dedicato all’esperienza dell’ambiente creato dall’uomo con il tempo dedicato alla riscoperta della natura. Significa anche celebrare l’esperienza di vivere attraverso il miracolo delle stagioni, provando rispetto ed ammirazione per la comunità della vita ed accettando che anche piante e animali meritano la loro dignità ed i loro diritti al pari degli umani.

 

Semplicità politica: Semplicità significa organizzare la convivenza in modi che rendano possibile una vita più luminosa e più sostenibile. Per far ciò è necessario modificare praticamente ogni ambito della vita in comunità :trasporti, educazione, urbanistica, lavoro. Per questo c’è bisogno anche del sostegno dei mass media, che sono il primo mezzo in grado di rinforzare o trasformare la “coscienza consumistica collettiva”. La semplicità in politica è la politica dell’interazione e della comunità che costruisce a partire dalla dimensione locale, in maniera diretta e immediata, connessioni con la rete mondiale delle relazioni favorita dalle tecnologie come internet.

 

Semplicità spirituale (soulful simplicity): Semplicità significa coltivare attraverso la meditazione e la temperanza l’esperienza intima di comunione con tutto ciò che esiste. Vivere in maniera semplice ci permette di aprire gli occhi su ciò che ci circonda e ci sostiene, momento dopo momento. La semplicità degli spirituali è interessata più ad assaporare coscientemente il succo della vita nella sua ricchezza disadorna, che a mettere in pratica determinati stili di comportamento in maniera puramente esteriore. Coltivare un senso di comunione con la vita ci permette di volgere la nostra attenzione oltre alle apparenze superficiali, ridando la vita alla nostra interiorità attraverso le relazioni di ogni genere.

 

Come questi dieci approcci dimostrano, la crescente cultura della semplicità contiene un giardino in fiore di espressioni la cui grande differenza – ed allo stesso tempo le connessioni e le vicinanze – contribuisce alla creazione di una dinamica e solida cultura, di un “ecosistema di saperi” al quale attingere nella ricerca di una vita più sostenibile e allo stesso tempo più ricca. Come ogni ecosistema, la sua “biodiversità” è un indice di flessibilità, adattabilità ed elasticità. Visti tutti i sentieri di spessore assoluto che compongono questo “giardino della semplicità”, questo movimento culturale sembra avere un enorme potenziale di crescita soprattutto se sarà nutrito e coltivato nei mass media come un’alternativa legittima, creativa e proiettata in maniera promettente al futuro.

 

La nostra intelligenza è in questo momento sottoposta ad una prova. Le scelte fatte da questa generazione si ripercuoteranno profondamente nel futuro. Anche se la società umana si è già confrontata con grossi ostacoli, nel corso della storia, le sfide del nostro tempo sono veramente uniche. Mai prima un numero così grande di individui era stato chiamato in causa per condurre in maniera protagonista un così grande e improvviso cambiamento. Mai prima l’intera famiglia umana era stata chiamata a lavorare insieme per immaginare e costruire un futuro sostenibile e giusto. I semi piantati dalle passate generazioni stanno ora sbocciando nella primavera della loro rilevanza per il destino del pianeta. Possa questo giardino prosperare.

 

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